La ricerca d’eccellenza sulle staminali si fa nel sottoscala del Policlinico

Hanno scoperto una nuova tecnica per coltivare le cellule staminali, per questo hanno anche ricevuto un premio, ma sono costretti a lavorare in spazi angusti, in un sottoscala del Policlinico. Appena 100 metri quadrati per il laboratorio di fisiopatologia

di GIUSI SPICA

Lavorano nel “sottosuolo”, stipati come sardine, in appena cento metri quadrati. E pensare che qui, nel laboratorio di Fisiopatologia cellulare e molecolare ricavato in un sottoscala del dipartimento di discipline chirurgiche e oncologiche del Policlinico, il team di baby-ricercatori (età media 30 anni) guidati dal professore Giorgio Stassi e dalla dottoressa Matilde Todaro hanno scoperto  –  primi al mondo  –  una nuova tecnica per coltivare le cellule staminali ricavate dal grasso umano. Eccola, la fucina “low cost” della ricerca scientifica made in Sicily che attira studenti da ogni parte d’Italia ed esporta giovani menti in tutto il mondo. L’ultimo successo è il finanziamento ministeriale di 270 mila euro come migliore progetto di ricerca sulle staminali, scritto in collaborazione con il capo dipartimento Francesco Moschella e la professoressa Adriana Cordova.

“Si tratta  –  spiega la Cordova  –  di studiare le applicazioni cliniche della tecnica brevettata nel 2004 che consiste nel coltivare in sospensione le staminali tratte dal tessuto adiposo. Un modo che permette di conservare le cellule a uno stadio più primitivo e quindi di ricavarne molti più tipi di tessuto”.

Per ora i ricercatori sono impegnati a riprodurre un pezzo di osso. Le terapie si limitano alla cura delle infiammazioni, alla ricostruzione della mammella o al riempimento delle cicatrici. Ma a breve potrebbero arrivare sorprese, grazie all’acquisto di una macchina unica (Cell therapy work station) del valore di 500 mila euro per estrarre e coltivare le staminali direttamente in sala operatoria. L’unico esemplare si trova a Losanna.

Era il 2003 quando il professore di Endocrinologia Giorgio Stassi, di ritorno dagli Stati Uniti, decise di dar vita al laboratorio con la moglie Matilde Todaro: “Allora  –  ricorda  –  eravamo in tre. Oggi si sono aggiunti 17 ricercatori, 2 tecnici e una segretaria “. Ventidue persone che lavorano in un mini-laboratorio a cui non manca proprio nulla. Tranne che lo spazio. Si spartiscono le quindici postazioni degli studi, fanno i turni per entrare nel laboratorio molecolare dove in cinque si stringono in un pugno di metri quadrati e si dividono le due postazioni della minuscola camera sterile dove si trattano i virus per la terapia genica.
Per lavorare al microscopio hanno una micro-sala divisa da sottili pannelli, per non parlare della zona analisi dove in un paio di metri quadrati due tecnici lavorano fianco a fianco, o della stanzetta per la crioconservazione delle provette.

Nei banchi di lavoro ci sono undici sedie per 22 ricercatori. Isolati dal resto dell’ospedale, sì. Ma non dal mondo scientifico internazionale: “A ottobre  –  dice Stassi  –  un nostro ricercatore andrà all’università del Michigan e uno si trova già in Olanda. Adesso ospitiamo una studentessa dell’università di Padova e una ricercatrice da Pisa”. Un gran risultato per un laboratorio che si sostiene soprattutto coi fondi ministeriali e del-l’Airc, circa 350 mila euro annui per una decina di ricerche.

Fonte: Repubblica.it

 

La ricerca d’eccellenza sulle staminali si fa nel sottoscala del Policlinico ultima modifica: 2015-10-13T12:32:20+00:00 da admin

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