Tumori, nascono in Sicilia due centri di diagnostica molecolare avanzata

IMG-20161122-WA0000Nascono a Palermo e Catania due centri di diagnostica molecolare avanzata per i tumori. Grazie al supporto della medicina di precisione, ovvero quella scienza che sfrutta le tecnologie più innovative della genomica, i due laboratori saranno in grado i tratti genetici dei tumori e degli individui, al fine di offrire terapie quanto più possibile mirate in base alle specificità molecolari delle patologie. “Oggi la Sicilia si allinea alle realtà oncologiche più avanzate d’Italia grazie alle risorse messe a disposizione da questo assessorato, con l’obiettivo di offrire stabilmente, nell’ambito della rete oncologica regionale, due strutture in grado di individuare nei pazienti affetti da tumori il regime terapeutico più efficace, con l’ulteriore vantaggio di ridurre la spesa farmaceutica e innalzare la qualità dell’offerta sanitaria per questi malati”, afferma Baldassarre Gucciardi, assessore alla Salute della Regione Siciliana. Il primo sarà denominato “Centro di Genomica dei Tumori: diagnosi molecolare e terapie di precisione ”, sorgerà presso il Policlinico Universitario “Paolo Giaccone” di Palermo e sarà diretto dal professore Giorgio Stassi, da anni impegnato nella lotta ai tumori e pioniere degli studi sulle cellule staminali tumorali. “Nell’ambito di questa unità – Stassi sottolinea – si riuniranno figure professionali formate sull’impiego delle tecniche più avanzate nel campo della genomica e della diagnostica molecolare. Si potranno avere a disposizione nuove opzioni di cura per i pazienti refrattari alle terapie standard, con un più rapido adattamento al protocollo terapeutico”. L’altra unità che avrà sede in Sicilia orientale sarà denominata “Centro di Oncologia ed Ematologia Sperimentale”, collocata all’interno del dipartimento di Oncologia del Policlinico Universitario “Vittorio Emanuele” di Catania e diretta dal professore Paolo Vigneri,  docente di oncologia dell’ateneo catanese, nonché uno dei massimi esperti nella diagnostica molecolare dei tumori solidi ed ematologici. I due centri, in collaborazione con gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) riuniti nella rete degli IRCCS oncologici del Ministero della Salute, coordinata dal prof. Ruggero De Maria, ottimizzeranno i percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali della Regione attraverso un iter di finanziamento che si concluderà prima del nuovo anno. De Maria – noto ricercatore siciliano di rilievo internazionale – sottolinea “il carattere innovativo di questa tappa siciliana nella lotta contro i tumori, evidenziando come questa iniziativa metta la nostra Regione al passo con i migliori centri oncologici nazionali e al contempo costituisca un volano per le imprese che vogliano investire sull’innovazione biotecnologica in Sicilia”. L’attività riguarderà principalmente il cancro del polmone e del colon-retto, le prime due cause di morte per tumore in Sicilia, successivamente si opererà su tutti i maggiori tumori. L’istituzione di questi due centri consentirà di migliorare le terapie oncologiche, sia con un più accurato impiego delle terapie attualmente disponibili, sia per la possibilità di far accedere i pazienti siciliani alle terapie sperimentali più avanzate. Il lavoro dei due centri sarà infatti coadiuvato dalla rete nazionale degli IRCCS che faciliterà l’accesso dei pazienti affetti da tumori ritenuti incurabili agli studi clinici più innovatiti, cioè ai farmaci di domani.

Fonte: Repubblica.it

Costretti a fare ricerca in un sottoscala

IMG_7826«Certo dispiace non poter mettere neppure un ringraziamento allo Stato». L’amarezza non abbandona mai il ricercatore italiano, nemmeno nel momento del successo. Giorgio Stassi, endocrinologo e ricercatore del Cnr, ha appena pubblicato un importante articolo sulla rivista internazionale Cell Stem Cell in cui spiega come si possono bloccare le cellule staminali tumorali, responsabili delle metastasi nel tumore al colon. La scoperta fatta nel laboratorio di Fisiopatologia Cellulare e Molecolare di Palermo da lui diretto, in collaborazione con l’Istituto nazionale di tumori Regina Elena di Roma, è una di quelle notizie che dovrebbe ridare lustro all’Italia. E invece purtroppo quella che il professor Stassi racconta è la storia di una ricerca condotta a dispetto dello Stato, che dallo Stato si è vista chiudere in faccia tutte le porte. Eh no, Giorgio Stassi, palermitano tornato in Italia dopo una lunga fuga «statunitense», e i suoi 22 giovani ricercatori, quasi tutti under 30 con contratti a termine, pagati con fondi raggranellati tra un progetto e l’altro, non hanno molti ringraziamenti da fare allo Stato italiano. Da undici anni lavorano in un sottoscala. Nel Policlinico di Palermo non hanno trovato un posto più adatto per il laboratorio di Fisiopatologia Cellulare e Molecolare da lui diretto. «Almeno siamo proprio sotto la sale operatorie della chirurgia d’urgenza, una posizione strategica», si schermisce dal suo sottosuolo d’avanguardia il professore: «Certo stiamo parecchio stretti, siamo senza finestre e l’aria, a dirla tutta, è piuttosto rarefatta». Adesso sembra che verranno trasferiti ai piani alti del Policlinico. Ma non è quello che li farà sentire meno da sottosuolo . «La verità – chiosa, amaro, Stassi – è che in Italia la ricerca è tutta relegata nei sottoscala, non so se Renzi cambierà qualcosa, me lo auguro, ma noi ricercatori volenterosi dallo Stato non ci aspettiamo più nulla». In realtà, a ottenere qualcosa dallo Stato per mandare avanti lo studio sulle cellule staminali tumorali nel tumore al colon il professor Stassi ci hanno provato fino all’ultimo. «Per due volte abbiamo chiesto al ministero della Ricerca di poter accedere ai finanziamenti per i Progetti di interesse nazionale, per due volte siamo rimasti a mani vuote», racconta Stassi: «Si trattava di appena 50mila euro l’anno, i giudizi dei revisori esterni erano molto buoni, ma il ministero ci ha escluso, assegnandoci un punteggio di 0,25 più basso di quello richiesto. Insieme ad altri ricercatori abbiamo scritto per protestare contro i criteri adottati, non abbiamo mai avuto risposta». Stassi non si è dato per vinto e ha ripresentato il progetto sulle cellule staminali tumorali al ministero della Sanità per un finanziamento da 350mila euro in tre anni. Niente da fare: anche in questo caso le referenze internazionali non sono bastate. Risultato: in fondo all’articolo pubblicato su Cell Stem Cell gli unici ringraziamenti sono per l’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. «A me dispiace firmare uno studio e dire e denunciare che lo Stato non mi ha sostenuto, è imbarazzante davanti ai colleghi degli altri paesi, ma è così». La ricerca che permetterà di bloccare le metastasi nel tumore al colon è costata appena 400mila euro in tre anni, ma ha visto la luce solo grazie ai fondi stanziati dall’Airc. «Altro che meritocrazia», si spazientisce Stassi, reduce da un’altra vicenda kafkiana. Per la seconda volta ha concorso per diventare Direttore dell’Istituto di biologia molecolare e immunologia del Cnr di Palermo. Selezionato come migliore candidato insieme ad altri due colleghi, si è visto sospendere la nomina perché al colloquio finale gli altri due concorrenti non si sono presentati. Era già stata emanata una delibera per cancellare tutta la procedura e ripartire da capo, poi il Cnr ha fatto marcia indietro, ma ancora non è chiaro come andrà a finire. «Per questa storia ho scritto anche a Renzi, sa», racconta Stassi. Una lettera che si conclude con una profezia amara: «I nostri figli non cresceranno in questa terra logorata dal sistema». Anche Stassi, in realtà, se ne era andato a lavorare in un prestigioso istituto di ricerca a Pittsburgh. Lì conobbe Ignazio Marino, all’epoca anche lui giovane cervello in fuga. «Era un chirurgo bravissimo». Poi, per ragioni diverse, tutti e due sono tornati in Italia. «Nel mio caso si trattò di una decisione familiare: stava per nascere il mio primo figlio e mia moglie voleva crescerlo qui», racconta Stassi. Un ritorno che fin dall’inizio ha avuto il sapore di una discesa agli Inferi . Dagli Usa a Roma, da Roma a Palermo. «Il rientro dagli Stati Uniti non è stato così doloroso quanto quello in Sicilia», ricorda Stassi. E non importa se dalla sua Palermo ora si è preso l’ennesima rivincita. «L’Italia è piena di ricercatori volenterosi, ma le istituzioni continuano a relegarli nel sottoscala». Per questo dal primo settembre il figlio che voleva crescere in Italia se ne andrà a studiare Boston: «Vuole fare l’ingegnere, magari un giorno lavorerà al Mit. E spero che lì resti».